Scoprite il territorio della Alta Val Lemme: zona sicuramente poco nota al turismo di massa ma che presenta caratteristiche ambientali, culturali e paesaggistiche in grado di destare l'interesse degli amanti della natura e dei cibi genuini.
Questa terra di confine con la Liguria, offre un patrimonio paesaggistico tra i più suggestivi della Provincia di Alessandria: i morbidi rilievi del Monferrato si mescolano con i caratteri dell’Appennino Ligure in un susseguirsi di prati, boschi e cascine.
Nei centri storici dei comuni della valle, passeggiando nei viottoli e nelle strade strette, è possibile scoprire tracce del bel tempo antico.
Di sicuro interesse sono i comuni di:
- BASALUZZO: Castello, oggi di proprietà dei marchesi Pallavicino di Genova.
La Torre dell'Orologio che si inalza accanto ad una chiesetta antica.
- BOSIO: sede della Comunità Montana Alta Val Lemme.
La parrocchiale dove si trovano affreschi dell'ottocento.
- CARROSIO: fonte sulfurea; percorso verde; vecchio castello con le sue mura esterne; la sede del Municipio costruita sui resti del vecchio Castello.
- FRANCAVILLA BISIO: Castello che risale al XIV secolo; Chiesa parrocchiale.
- FRANCONALTO: ex Fiacone fino al periodo fascista durante il quale fu cambiato in Franconalto perchè offensivo.
In frazione Molini di Voltaggio si può visitare un maglietto ancora funzionante: produzione attrezzi in ferro; nelle vicinanze raggiungibile con escursione, passando dalla Bocchetta, il M.te Lecco suggestivo per il panorama.
- VOLTAGGIO: Monumentale Chiesa Parrocchiale e Convento dei Cappuccini. Costruito nella seconda metà del Seicento, ospita una ricchissima pinacoteca, composta da tele di argomento sacro dal XVI al XIX secolo, raccolte nel secolo scorso da Padre Pietro da Voltaggio. Si tratta di opere che rappresentano esempi di pittura religiosa di periodi e luoghi diversi, ma soprattutto della scuola genovese del Seicento, fra cui una Deposizione di incerta attribuzione ma forse di Anton Van Dyck.
Durante la nostra escursione in Val Borbera troveremo i comuni di:
- VIGNOLE BORBERA: Forse centro fondato dai romani come agro della vicina Libarna col nome di Vineola, le informazioni sicure però si hanno solo dal 1000 in avanti da quando divenne territorio appartenente all'abbazia benedettina di San Pietro di Precipiano, fondata dal re longobardo Liutprando, durante la traslazione del corpo di Sant'Agostino.
Entrato nell'orbita del ducato di Milano, nel 1405 insieme a Varinella di Arquata Scrivia fu infeudato da Filippo Maria Visconti alla famiglia Lonati.
Nel 1692, Bernardo Luigi Lonati ottenne da Carlo III di Spagna l'erezione del feudo in marchesato. Passòpoi ai Savoia (con Tortona) nel 1752 e ne seguì le sorti. Nel 1797 entrò a far parte con Borghetto di Borbera della Repubblica Ligure. Dal 1805 fu annessa dall'Impero Francese e dal 1815 fece parte della Provincia di Novi nella Liguria da cui venne staccato con il Decreto Rattazzi nel 1859.
- BORGHETTO BORBERA: Cappella Romanica di S.Michele, molto antica ma con rimaneggiamenti; il Sarcofago probabilmente coevo; il Castello di Torre Ratti, la Torre di Molo Borbera, il Castello di Sorli;
- ROCCHETTA LIGURE: Palazzo Spinola del 1600 ed il Museo della Resistenza che ospita un percorso costituito da una serie di pannelli che, in ordine cronologico, illustrano con testi, disegni e documenti le varie fasi della guerra di Liberazione nazionale, dal 1943 al 1945.
Palazzo Doria (già Spinola Pallavicino) domina il borgo con un'imponente pianta quadrangolare con contrafforti angolari sporgenti. Di origine medievale, fu totalmente rimaneggiato nel XVII secolo dalla famiglia Doria. Oggi è proprietàprivata della comunità Sahaja Yoga, fondata da Shri Mataji Nirmala Devi.
La chiesa di S. Lorenzo, fondata nel 1607, fu ricostruita e decorata nuovamente nel 1876 su impulso della famiglia Spinola.
- CABELLA LIGURE: Citata in documenti del XII secolo, fu feudo di Opizzino Spinola. Passò in seguito ai Pallavicino e Doria.
Cabella Ligure passò al Regno di Sardegna con il congresso di Vienna (1815) ed assunse l'appellativo Ligure quando entrò a far parte della provincia di Alessandria in seguito alla riforma amministrativa Rattazzi.
- CARREGA LIGURE: Museo della Cultura Popolare "Alta Val Borbera", evoca la civiltà contadina con un importante allestimento di reperti;
- STAZZANO: Museo Civico di Storia,che ospita interessanti esemplari dell' avifauna locale , piccoli mammiferi ,anfibi e rettili, insetti, nonchè minerali e fossili. Inoltre vi è conservato il più grande erbario della provincia di Alessandria;
- GRONDONA: notevoli le chiesine di fondazione romanica dell'Annunziata e di S.Maria Assunta con affreschi recentemente restaurati.
Città capoluogo, al centro del triangolo industriale Torino - Genova - Milano, oggi conta circa 94.000 abitanti.
È sede politico-amministrativa di un'estesa provincia, che comprende 190 comuni e 4 Comunità Montane.
La città di Alessandria è stata fondata nel 1168 dalla unione dei villaggi rurali: Rovereto, Borgoglio, Marengo e Gamondio.
Alessandria è stata costruita per un uso strategico militare: combattere l' egemonia di Federico Barbarossa, nemico del Papa Alessandro III (la città ha preso il suo nome).
La città ha mantenuto il suo ruolo per secoli ed il suo sviluppo urbanistico è rimasto strettamente collegato alla sua funzione militare.
Passeggiando per Alessandria possiamo scoprire:
- Piazza della Libertà, nel cuore della città con il Municipio, costruito alla fine del XVIII ed inizio del XIX secolo;
- il Palazzo delle Poste e del Telegrafo (1932), decorato con un mosaico di Gino Severini;
- Palazzo Ghilini sede della Prefettura e della Giunta Provinciale. Questo è la più importante costruzione Barocca in città ed è stata costruita fra il 1730 e il 1733 su disegno di Benedetto Alfieri;
- la Chiesa gotica di Santa Maria del Carmine;
- la Cattedrale costruita nel 1810;
- la Chiesa di Santa Maria di Castello, costruita nel XV secolo;
- la "Cittadella" costruita fra il 1726 e il 1728 dove c'era il sobborgo di Borgoglio, demolito, su ordine di Vittorio Amedeo II, per consentire la costruzione di questo complesso, importante esempio di architettura militare.
SITO ARCHEOLOGICO LIBARNA
La nascita in epoca pre romana di Libarna è sicuramente da attribuirsi alla sua strategica posizione a cavallo tra la Pianura Padana ed il mar Ligure.
In età repubblicana la città presentava un abitato fiorente, punto strategico in quanto passaggio per e dagli appennini.
L'esercito romano la usò per il concentramento dei rifornimenti per le legioni impegnate nella conquista del territorio circostante.
La costruzione della via Postunia che si congiunge alla via Flaminia ne arricchì ulteriormente il commercio.
Libarna fu elevata a colonia tra il 75 ed il 98 d.c. ed in questo periodo fu la costruzione dei principali edifici pubblici, teatro, anfiteatro, acquedotto.
L'abitato fu servito da una curatissima distribuzione di acque. Fiorenti furono pure le industrie legate all'attività edilizia, lastre fittili, embrici, ecc.
Le monete ritrovate nel sito ci attestano la vitalità di Libarna fino alla tarda età imperiale.
All'avanzata dei barbari intorno al V secolo la città fu abbandonata dai suoi abitanti che si rifugiarono sulle alture circostanti, al loro ritorno in valle la ritrovarono ridotta in un cumulo di rovine e gli abitanti usarono il materiale a disposizione per costruire una nuova città: Serravalle.
Guardando le fotografie dall'alto si può scoprire la tipica "urbs romana" con isolati racchiusi tra cardines e decumani, cioè tra due ordini di vie parallele, le une orientate in direzione Nord-Sud, le altre in direzione Ovest-Est, intersecantisi ad angolo retto, anche se nel caso particolare di Libarna l'orientamento proprio delle strade risulta sfasato dall'essere tutto l'agglomerato urbano volto in direzione NO-SE, per cui l'indicazione delle strade come cardines e decumani è più convenzionale che legittima.
Alla linearità della rete viaria si univa la regolarità della dislocazione degli impianti pubblici che vedevano il foro in posizione centrale, nella zona ora a monte della statale per Genova, tagliato dalla zona degli scavi da questa e dalle reti ferroviarie, all'incrocio tra la via Postumia, che attraversava l'urbs, ed il decumano massimo, il quale sfociava ad Ovest nell'anfiteatro, come le terme ed il teatro in zona Nord, posto ai margini dell'abitato.
L' Anfiteatro che si trova all'interno del sito archeologico è di forma elissoidale, è definito dagli studiosi arena di tipo provinciale e presenta quali caratteristiche principali la costruzione a fossa centrale come il più celebre anfiteatro di Verona, ottenuta mediante la duplice fatica dello scavo dell'arena, ciò dei luogo ove avvenivano gli spettacoli.
L'arena in origine era chiusa da un podio costituito di quadrelli di arenaria poggiante su di uno strato di 1 mt. di ciotoli e quadrelli in muratura; sporgente ora di 50 cm. sul piano dell'arena il podio aveva in realtà un'altezza assai maggiore essendo ben più alti i muri radiali della cavea ed era presurnibilmente rivestito di lastre marrnoree.
A Sud Ovest del quartiere dell'anfiteatro, si trovano i resti del Teatro.
La costruzione, a normale forma di esatto emiciclo caratteristica del teatro romano, presenta, come già l'anfiteatro, strutture curvilinee di conteniinento della terra riportata sulla quale poggiavano le gradinate, cavea, che si affacciavano su scena rettangolare con palcoscenico originariamente a copertura lignea, delimitato da parasceni, o locali laterali, per una lunghezza totale pari al diametro della cavea e con buche per i contrappesi di manovra del sipario.
Il vasto altopiano di Marcarolo è situato nell'area montuosa dell'Appennino Ligure-Piemontese, all'estremo sud della provincia alessandrina.
Il Parco è un'area montana ormai quasi spopolata, dominata dalla vetta del Monte Tobbio, perfetta per un'escursione naturalistica tra specie rare di flora e fauna, i laghi artificiali che alimentano gli acquedotti di Genova e la vallata del Gorzente con i resti di antiche miniere d'oro.
Di qui transitava, nell'alto Medioevo, la "Via Cabanera", antenata della Bocchetta e percorso obbligato per carovane di pellegrini, guerrieri e mercanti; ne è rimasto un segno nei ruderi del monastero della Benedicta, grangia benedettina poi masseria degli Spinola, tristemente nota per essere stata teatro di uno dei più cruenti eccidi di partigiani.
Il Parco è situato ad altitudini medie superiori ai 700 metri e comprese tra i 335 mt.del Lago di Lavagnina e i 1.170 mt. del Monte delle Figne. L'ambiente si presenta con vegetazione prevalentemente erbacea ed arbustiva, con frequenti affioramenti di microtorbiere. Ai margini settentrionali del Parco sono visibili tracce delle antiche coltivazioni di castagno, mentre recentemente si è proceduto a realizzare ampi rimboschimenti di pino marittimo, in quanto nel corso dei secoli vaste superfici erano state disboscate per fornire legname ai cantieri della Repubblica Marinara di Genova.
All'interno dell'area del Parco si trovano i Laghi della Lavagnina, incassati pittorescamente fra i monti e nelle vicinanze si trovano ancora tracce di lavori minerari dovuti alla presenza di giacimenti auriferi.
Il mito dell'oro in queste terre aleggiava già in età romana, quando vennero scoperte le preziose pagliuzze nelle acque impetuose del Gorzente, nell'Ovadese. Da allora generazioni hanno setacciato le acque e scavato le viscere della montagna, con esiti in genere molto inferiori alle aspettative in quanto le quantità estratte non hanno mai consentito uno sfruttamento su vasta scala.
In passato si tentò più volte lo sfruttamento intensivo, come testimoniano i cunicoli seminascosti dalla vegetazione e soprattutto i grandi mucchi di ciottoli allineati lungo le rive del torrente a monte di Casaleggio Boiro.
Nel Medioevo i diversi potentati feudali si preoccuparono di garantirsi il diritto sulle sabbie aurifere, diritto confermato ai Marchesi del Bosco nel 1212, a quelli del Monferrato nel 1355 e ai Gonzaga di Mantova alla metà del XVI secolo.
Con i Gonzaga iniziò anche la realizzazione di una miniera, ma per passare alla fase industriale dell'estrazione bisogna attendere il 1843, quando si aprirono le miniere Moglia Ferraio e Alcione Mazzetta. a cui si aggiunsero nel 1871 e nel 1872: Cassinotto e Frasconi.
Il complesso murario che emerge nei periodi di magra al centro dei Laghi della Lavagnina è il mulino. Costruito nel 1852, rimasto in funzione per circa mezzo secolo, serviva a pestare, macinare, amalgamare e ridurre in lingotti il minerale aurifero.
Gran gran parte delle miniere venne chiusa dopo che la "Sociètè Anonyme des Mines d'Or du Gorzente" di Lione aveva tentato di introdurre innovazioni produttive senza successo. Nel 1913 con la chiusura della miniera Frasconi finisce lo sfruttamento minerario della zona.
L'Ente Parco offre al visitatore la possibilità di una piacevole sosta in aree attrezzate per picnic, la possibilità di fruire di visite guidate organizzate nel periodo primavera/estate da esperti su temi naturalistici e storici grazie alla collaborazione di una cooperativa di Accompagnatori Naturalistici.
Per avere maggiori informazioni sul Parco e su altri itinerari, anche a cavallo, potete consultare il sito
"Parco naturale delle Capane di Marcarolo" .